A distanza di un mese esatto dall'ultima volta, oggi ho corso 21 km. Sono lento e imballato. Sono partito ed i primi 5 km ho dovuto scrostare l'ultima settimana in cui, a parte un fastidioso, ma leggero principio di raffreddore, ho corso pochissimo e male.
Passato questo inizio di riscaldamento, la marcia è ingranata molto lentamente: corso sempre contratto, mai sciolto. Tutto è andato benino fino al 16 km. Poi ho cominciato ad accusare la fatica. Sento le gambe deboli e non riesco ad avere spinta.
Devo avere pazienza, credo.
Dovrei mangiare di più e meglio. Devo principalmente ritrovare continuità nelle uscite. Se ho deciso di iscrivermi alla maratona di Lecce e sono in queste condizioni, a quaranta giorni dallo start, le speranze di riuscire a non trasformarla in un'agonia sono molto flebili.
Facciamo una cosa: faccio passare questa settimana, mi alleno in base ad una mini tabella che ho in testa. Vedo come va, e ci risentiamo. Ok?
A presto.
"Dentro un ring o fuori non c'è niente di sbagliato a cadere. E' sbagliato rimanere a terra" (Muhammad Ali)
lunedì 26 settembre 2016
venerdì 2 settembre 2016
EMILIO
Questa sera sono stato catturato dal racconto di Emilio, un signore che non conosco, ma del quale seguo da qualche settimana le vicende podistiche. La verità è che da quando ho effettuato una energica scrematura di tutte le persone che seguivo su facebook, tenendo solo quelle con le quali condivido un paio di passioni e non di più (corsa e prodotti della natura, in primis), ho più tempo e lucidità per spulciare, tra le tante, le storie più interessanti e per godermi delle belle avventure.
Emilio stasera mi ha fatto vivere in prima persona ciò che io cerco in questo blog: leggendo il suo racconto semplice ed appassionato della CCC appena corsa, anche se conclusasi a metà per infortunio, con tutte le sue speranze, con tutte le sofferenze, i sogni, le illusioni, le crisi e le delusioni mi è sembrato di essere nei panni di un lettore dei miei racconti.
Le mie gare ed i miei allenamenti, i miei progetti, i miei momenti di esaltazione puntualmente seguiti da qualche sconforto, presentati come imprese ardite, sono in realtà il tentativo disperato di cercare una condivisione di un sentimento. Ecco, aver letto Emilio ed aver "corso al suo fianco" idealmente i suoi 50 km di CCC, mi ha fatto capire che non tutto è perduto e che in un mondo sempre più egoista ed individualista, forse è ancora possibile condividere, prima ancora di una foto o di una massima, semplicemente un sentimento.
Ad Emilio va il mio personale grazie e l'augurio di poter condividere, magari al suo fianco, questa volta nella realtà, tantissime altre emozioni che solo la corsa nella natura può donare.
"CCC 2016 - Un viaggio finito prima del tempo
Per raccontare la mia CCC 2016 ho scelto questa foto, perché spero, anche se sapete che è finita con un ritiro per infortunio, si capisca che mi sono proprio divertito a fare i primi 50km e 3000+ e non mi sarei davvero mai fermato se il dolore fosse stato sopportabile. E sapete un'altra cosa? non vedo l'ora di ritornarci!
La CCC 2016 è stata il culmine di una settimana di vacanza bellissima in perfetta compagnia!
Il mio viaggio è iniziato alle 5 del mattino a Chamonix, via in navetta attraverso il traforo e già prima delle sette al centro sportivo di Dolonne ero in buona compagnia conCristiana Follador, prima di avviarmi alla partenza con gli amici friulani Luca Brollo eGimi Londero con cui poi ho condiviso dei bei tratti di percorso. Pronti via, passerella per le vie del centro di Courmayeur e su per le prime rampe della salita alla Tete de la Tronche dove sono arrivato più lento dello scorso anno ma molto più in forze. Da li, lungo la discesa al Bertone, le prime avvisaglie del primo problema di giornata: mal di pancia. Tengo duro, stringo i denti, passo al Bertone con una temperatura da savana e riparto senza pit-stop (grave errore: soffro per alcuni km fino ad un provvidenziale slargo del single track ed evito per un soffio di far la fine del maratoneta francese alle olimpiadi); bene, mal di pancia risolto e primo insegnamento imparato (se c'è un bagno, usalo senza pensare di perdere tempo)! Al Bonatti il mal di pancia era già un ricordo e pregustavo la prima minestrina di giornata ma niente scodelle, finite! Riparto quindi subito per Arnuva col miraggio della minestra, senza accorgermi di aver superato Luca e Gimi che mi riprenderanno pochi metri prima della base vita. Minestrina e via su per le rampe del Col Ferret, dove verso la cima mi riprendono nuovamente i furlan guys e dove mi sono apparse parecchie divinità forse richiamate dalle mie orazioni blasfeme contro il caldo e la pendenza. Dalla cima, inizio una lunga rincorsa, sto bene, sono in rimonta, ne passo tanti 10, 20, 30....alla fine il computer di gara dirà 64. Entro correndo alla base vita di La Fouly, bevo al volo la minestra, esco convinto di riprendere la mia rincorsa e buuuummmmm una fitta al tibiale che si irradia fino alle dita del piede. Difficile anche camminare ma riprendo a corricchiare, spero si scaldi e passi ma va sempre peggio....42 km, 43 km, 44 km, iniziano a riprendermi in tanti. Decido di avvisare Stefano Fantuz, Raffaella Cohn e Livia che Champex Lac è un miraggio e mi faccio recuperare a Praz de la Fort. Gli ultimi 6 km per arrivare al paese sono un calvario, quasi (o anche non quasi) piango per il male che peggiora e a nulla valgono gli incitamenti telefonici di quel gran cuore di Luca Cranner Sovilla. A duecento metri dal punto di incontro mi ripassano Luca Brollo e Gimi Londero, li saluto, li incito a proseguire e non mollare e la mia CCC finisce la.
Ma come vedete nella foto, mi sono divertito, son stato felice in corsa e ripartirei anche domani, anche se sapessi di rifermarmi a Praz perché, comunque, ne vale sempre la pena! Grazie a Scarpa Spa Mico Sport #scarpaspa #micosport #proton #alpinerunning#teampeggiori . "
Emilio stasera mi ha fatto vivere in prima persona ciò che io cerco in questo blog: leggendo il suo racconto semplice ed appassionato della CCC appena corsa, anche se conclusasi a metà per infortunio, con tutte le sue speranze, con tutte le sofferenze, i sogni, le illusioni, le crisi e le delusioni mi è sembrato di essere nei panni di un lettore dei miei racconti.
Le mie gare ed i miei allenamenti, i miei progetti, i miei momenti di esaltazione puntualmente seguiti da qualche sconforto, presentati come imprese ardite, sono in realtà il tentativo disperato di cercare una condivisione di un sentimento. Ecco, aver letto Emilio ed aver "corso al suo fianco" idealmente i suoi 50 km di CCC, mi ha fatto capire che non tutto è perduto e che in un mondo sempre più egoista ed individualista, forse è ancora possibile condividere, prima ancora di una foto o di una massima, semplicemente un sentimento.
Ad Emilio va il mio personale grazie e l'augurio di poter condividere, magari al suo fianco, questa volta nella realtà, tantissime altre emozioni che solo la corsa nella natura può donare.
"CCC 2016 - Un viaggio finito prima del tempo
Per raccontare la mia CCC 2016 ho scelto questa foto, perché spero, anche se sapete che è finita con un ritiro per infortunio, si capisca che mi sono proprio divertito a fare i primi 50km e 3000+ e non mi sarei davvero mai fermato se il dolore fosse stato sopportabile. E sapete un'altra cosa? non vedo l'ora di ritornarci!
La CCC 2016 è stata il culmine di una settimana di vacanza bellissima in perfetta compagnia!
Il mio viaggio è iniziato alle 5 del mattino a Chamonix, via in navetta attraverso il traforo e già prima delle sette al centro sportivo di Dolonne ero in buona compagnia conCristiana Follador, prima di avviarmi alla partenza con gli amici friulani Luca Brollo eGimi Londero con cui poi ho condiviso dei bei tratti di percorso. Pronti via, passerella per le vie del centro di Courmayeur e su per le prime rampe della salita alla Tete de la Tronche dove sono arrivato più lento dello scorso anno ma molto più in forze. Da li, lungo la discesa al Bertone, le prime avvisaglie del primo problema di giornata: mal di pancia. Tengo duro, stringo i denti, passo al Bertone con una temperatura da savana e riparto senza pit-stop (grave errore: soffro per alcuni km fino ad un provvidenziale slargo del single track ed evito per un soffio di far la fine del maratoneta francese alle olimpiadi); bene, mal di pancia risolto e primo insegnamento imparato (se c'è un bagno, usalo senza pensare di perdere tempo)! Al Bonatti il mal di pancia era già un ricordo e pregustavo la prima minestrina di giornata ma niente scodelle, finite! Riparto quindi subito per Arnuva col miraggio della minestra, senza accorgermi di aver superato Luca e Gimi che mi riprenderanno pochi metri prima della base vita. Minestrina e via su per le rampe del Col Ferret, dove verso la cima mi riprendono nuovamente i furlan guys e dove mi sono apparse parecchie divinità forse richiamate dalle mie orazioni blasfeme contro il caldo e la pendenza. Dalla cima, inizio una lunga rincorsa, sto bene, sono in rimonta, ne passo tanti 10, 20, 30....alla fine il computer di gara dirà 64. Entro correndo alla base vita di La Fouly, bevo al volo la minestra, esco convinto di riprendere la mia rincorsa e buuuummmmm una fitta al tibiale che si irradia fino alle dita del piede. Difficile anche camminare ma riprendo a corricchiare, spero si scaldi e passi ma va sempre peggio....42 km, 43 km, 44 km, iniziano a riprendermi in tanti. Decido di avvisare Stefano Fantuz, Raffaella Cohn e Livia che Champex Lac è un miraggio e mi faccio recuperare a Praz de la Fort. Gli ultimi 6 km per arrivare al paese sono un calvario, quasi (o anche non quasi) piango per il male che peggiora e a nulla valgono gli incitamenti telefonici di quel gran cuore di Luca Cranner Sovilla. A duecento metri dal punto di incontro mi ripassano Luca Brollo e Gimi Londero, li saluto, li incito a proseguire e non mollare e la mia CCC finisce la.
Ma come vedete nella foto, mi sono divertito, son stato felice in corsa e ripartirei anche domani, anche se sapessi di rifermarmi a Praz perché, comunque, ne vale sempre la pena! Grazie a Scarpa Spa Mico Sport #scarpaspa #micosport #proton #alpinerunning#teampeggiori . "
giovedì 1 settembre 2016
RUOLINO DI MARCIA
Il tempo corre più veloce di me e percorre spazi infiniti, senza fermarsi ai ristori!
Sarà per questo che guardo il mio ultimo post e lo trovo dato nientepopodimenochè 2 giugno. Nel frattempo è quasi trascorsa un'altra faticosa, calda, stressatissima estate di grande lavoro e poche uscite.
Poche, ma fino ad un certo punto: dalla mia ultima gara di Aradeo di tre mesi fa, sono riuscito a trascinarmi stentatamente a giugno, a corricchiare un pò più convintamente a luglio ed a correre più regolarmente ad agosto. Una ventina di giorni fa mi sono posto il mio prossimo obiettivo: la Maratona di Lecce del 6 novembre, da chiudere dignitosamente.
Adesso siamo ormai a settembre ed ho nelle gambe 20 km, percorsi venerdi scorso. Conto di correre una mezza il 25 settembre (la Mezza Maratona della Valle della Cupa), quindi andare a fare l'Arrancabirra ad Ottobre (sabato 8); correre una trentina di km per fatti miei al rientro, tipo verso la ventina di ottobre e poi fare una maratona senza pretese cronometriche la prima domenica di novembre.
Questo il mio immaginario ruolino di marcia, in attesa della preiscrizione di dicembre all'OCC, della quale parlerò più in là.
C'è tanta carne a cuocere, insomma...ed io sono vegetariano...
giovedì 2 giugno 2016
STRABENE ALLA STRARADEO
Prendendo spunto dal titolo del mio post precedente, direi di sì: ricominciamo. Ho ripreso oggi, dopo un paio di mesi scarsi di assenza dalle competizioni ufficiali, la mia partecipazioni alle gare del calendario Fidal, con la bella stracittadina di Aradeo, classicissima giunta ormai alla sua venticinquesima edizione.
Diversi giorni fa mi è tornata la voglia di guardare il calendario e mi ha accarezzato l'idea di presentarmi al via di una gara. Obiettivo dichiarato era quello di testare il ginocchio, capire se le settimane di dura palestra ed esercizi a casa stavano servendo a qualcosa. La risposta anche in questo caso è affermativa.
Il ginocchio va abbastanza bene. Domani sera dovrei fare l'ultima Tecar. Appena finisco quelli disponibili, sospenderò l'assunzione di integratori di acido ialuronico, che pare debbano essere presi per qualche mese, poi sospesi, e così via. Su percorso pianeggiante il ginocchio sembra andare benone, speriamo.
Oggi ho corso senza mai tirare, prendendomela comoda comoda, visto anche il gran caldo, ho chiuso appena sotto i 50' i 9 km e mezzo del percorso.
Le gambe sembrano belle toniche, i muscoli a me sembrano crescere e visto il bel recupero dopo 60 giorni di stop credo che anche gli effetti della palestra siano evidentissimi.
Certo, il fiato è corto, è questa la nota dolente. Ho preso qualche kilo di peso, è una zavorra che unita ad un discreto imballo generale di gambe mi ha fatto comunque tenere il fiato piuttosto corto.
Ma tutto sommato va bene.
Obiettivo per l'intera stagione estiva sarà questo: una garetta ogni tanto, completo recupero del ginocchio, relax e divertimento, palestra e integrazione. Da settembre, se campo, una bella tabella per tornare alla grande sullo sterrato.
Ieri, intanto, mi sono iscritto all'Arrancabirra 2016...
giovedì 12 maggio 2016
RICOMINCIAMO (?)
Ho appena inviato all'organizzazione del Trail delle Cinque Querce di Gravina la mia richiesta di disdetta della preiscrizione effettuata alcune settimane fa, prima dell'infortunio. Un colpo al mio cuore runner.
Manca un mese esatto a questo trail di 28 km, io sono ancora in piena fase di recupero, con ginocchio ancora così così, con almeno un paio di kili presi (che per il mio fisico sono tanti), e con tre kilometri di camminata neppure tanto veloce nelle gambe nell'ultimo mese/quaranta giorni.
Una schifezza.
Mi sono ripromesso di completare questa settimana in palestra, vedere come va, e domenica prossima alternare qualche minuto di corsa a qualcuno di passo, per vedere se il ginocchio reagisce bene da lunedi. Speriamo.
Intanto vedo una bella gara, quella di Gravina, scomparire come in una bolla di sapone al vento: peccato davvero perchè già nella mia regione è una rarità che si corrano dei trail, poi quando accade sono pure indisponibile. Quella di Gravina era una "special edition", si attraversa la gravina in uno degli scenari più affascinanti e particolari del sud Italia.
Vabbè, mi tocca farmene una ragione.
Se tutto andrà bene i sentieri vorrei evitarli per un pò, diciamo per tutta la stagione estiva, recuperando piano piano, se ci riesco, su strada.
Ho già adocchiato, giusto per pormi un "obiettivo", una passeggiata simpatica, particolare anch'essa, che potrebbe fare al caso mio. Da qualche parte bisogna pur ricominciare...
Manca un mese esatto a questo trail di 28 km, io sono ancora in piena fase di recupero, con ginocchio ancora così così, con almeno un paio di kili presi (che per il mio fisico sono tanti), e con tre kilometri di camminata neppure tanto veloce nelle gambe nell'ultimo mese/quaranta giorni.
Una schifezza.
Mi sono ripromesso di completare questa settimana in palestra, vedere come va, e domenica prossima alternare qualche minuto di corsa a qualcuno di passo, per vedere se il ginocchio reagisce bene da lunedi. Speriamo.
Intanto vedo una bella gara, quella di Gravina, scomparire come in una bolla di sapone al vento: peccato davvero perchè già nella mia regione è una rarità che si corrano dei trail, poi quando accade sono pure indisponibile. Quella di Gravina era una "special edition", si attraversa la gravina in uno degli scenari più affascinanti e particolari del sud Italia.
Vabbè, mi tocca farmene una ragione.
Se tutto andrà bene i sentieri vorrei evitarli per un pò, diciamo per tutta la stagione estiva, recuperando piano piano, se ci riesco, su strada.
Ho già adocchiato, giusto per pormi un "obiettivo", una passeggiata simpatica, particolare anch'essa, che potrebbe fare al caso mio. Da qualche parte bisogna pur ricominciare...
martedì 10 maggio 2016
CAMMINARE
Questo pomeriggio ho ripreso a... camminare.
Sì, a camminare. Quando sono arrivato col mio furgone in piazza a Santa Caterina, alle 16:30, ho parcheggiato, sono sceso, ufficialmente ho accompagnato Francesca perchè pedalasse un pò e prendesse dimestichezza con la sua bici nuova. In realtà era la scusa per riprendere almeno a camminare dopo un mese di stop forzato dalle corse.
Lungo il tragitto che mi separava da Santa Maria al Bagno ho pensato tanto, sotto il sole che già riscalda, che quest'anno mi sono perso la stagione certamente più bella, quella nè troppo calda, nè troppo fredda; quella che ti fa partire da Torre dell'Alto, arrivare alla rotonda all'ingresso di Gallipoli e ritornare e goderti 20 kilometri di lungomare, sole tiepido, brezza marina fresca. Vabbè, ormai è quasi andata, tra poco arriveranno le temperature torride delle estati salentine ed ogni uscita sarà lacrime e sangue.
Gallipoli all'orizzonte, una camminata da Santa Caterina a Santa Maria, ripensando a quando all'incirca una quindicina di anni fa, mese più mese meno, cominciai a muovere i primi passi seguendo una tabella principianti fotocopiata dalla rivista Correre.
1 minuto di corsa...1 minuto di passo, per dieci serie, poi quindici, poi venti, fino all'ora di corsa di fila.
Mi sono sentito un pò così oggi: quindi anni in più, qualche millimetro di cartilagini in meno. Voglio andarci piano, attendere gli esiti del riposo, degli esercizi in palestra, della Tecar. Piano...ma veloce.
La strada sarà lunga, sto ricominciando da zero, ma l'obiettivo resta intatto all'orizzonte.
Sì, a camminare. Quando sono arrivato col mio furgone in piazza a Santa Caterina, alle 16:30, ho parcheggiato, sono sceso, ufficialmente ho accompagnato Francesca perchè pedalasse un pò e prendesse dimestichezza con la sua bici nuova. In realtà era la scusa per riprendere almeno a camminare dopo un mese di stop forzato dalle corse.
Lungo il tragitto che mi separava da Santa Maria al Bagno ho pensato tanto, sotto il sole che già riscalda, che quest'anno mi sono perso la stagione certamente più bella, quella nè troppo calda, nè troppo fredda; quella che ti fa partire da Torre dell'Alto, arrivare alla rotonda all'ingresso di Gallipoli e ritornare e goderti 20 kilometri di lungomare, sole tiepido, brezza marina fresca. Vabbè, ormai è quasi andata, tra poco arriveranno le temperature torride delle estati salentine ed ogni uscita sarà lacrime e sangue.
Gallipoli all'orizzonte, una camminata da Santa Caterina a Santa Maria, ripensando a quando all'incirca una quindicina di anni fa, mese più mese meno, cominciai a muovere i primi passi seguendo una tabella principianti fotocopiata dalla rivista Correre.
1 minuto di corsa...1 minuto di passo, per dieci serie, poi quindici, poi venti, fino all'ora di corsa di fila.
Mi sono sentito un pò così oggi: quindi anni in più, qualche millimetro di cartilagini in meno. Voglio andarci piano, attendere gli esiti del riposo, degli esercizi in palestra, della Tecar. Piano...ma veloce.
La strada sarà lunga, sto ricominciando da zero, ma l'obiettivo resta intatto all'orizzonte.
giovedì 5 maggio 2016
DALLA PARTE DEGLI SHERPA
Quello che vivo in queste settimane è un periodo di riflessione: lo stop forzato dalla corsa a causa dell'infortunio al ginoccchio, la cosa più "seria" da quando circa una quindicina d'anni fa ho cominciato a correre, mi impone di stare un pò più con me stesso, di uscire di meno, di riflettere.
E capita di imbattersi in un post richiamato su FB da Hervè Barmasse e pubblicato originariamente da Repubblica.it, intitolato "dalla parte del portatore nepalese". (CLICCA QUI).
Mai fatto mistero del mio amore platonico per la montagna, nel senso che io ho una gran paura della montagna, mai e poi mai mi azzarderei a sporgermi dal terzo piano (abito al secondo, ndr), il solo pensiero di percorrere una cengia mi causa delirium tremens e tuttavia seguo le imprese di questi alpinisti ed adoro leggere storie di imprese alpinistiche. Il trionfo del fascino dell'ignoto, ciò che più mi spaventa, più mi attrae. Non nego che il mio amore per il trail è forse un modo per esorcizzare queste mie paure, per cercare non dico di vincerle, ma almeno di affrontarle.
Ma il discorso non è questo.
Il pensiero va ai portatori, agli sherpa, a questi incredibili uomini che di fatto rendono possibili la conquista delle vette da parte degli alpinisti che ci riescono, ma che non potrebbero mai farcela senza questi uomini che si caricano in spalla l'inverosimile per allestire i campi base.
Qualche cenno distratto sui libri fin qui letti, è vero. I mediani hanno meritato finora il testo di una celebre canzone di Ligabue; i gregari a volte vengono citati come "compagni di squadra" dai ciclisti intervistati. Ma gli sherpa non li ca** mai nessuno.
Eppure, nella mia fantasia, tante volte nelle letture hanno preso il sopravvento sull'autore della conquista della vetta. Anche qui sarà il fascino dell'ignoto, di queste ombre, di gente che vive di luce riflessa e di ancor meno: della paga per il loro importante, rischioso "lavoro".
Prima di effettuare i miei solitari, noiosi, duri, ma necessari lavori di potenziamento dei quadricipiti, con la spasmodica voglia di tornare il più presto possibile a riveder la luce della strada e dei sentieri veri, stasera il mio pensiero va a loro: anch'io sto dalla parte degli sherpa e di tutti i portatori.
Buonanotte.
E capita di imbattersi in un post richiamato su FB da Hervè Barmasse e pubblicato originariamente da Repubblica.it, intitolato "dalla parte del portatore nepalese". (CLICCA QUI).
Mai fatto mistero del mio amore platonico per la montagna, nel senso che io ho una gran paura della montagna, mai e poi mai mi azzarderei a sporgermi dal terzo piano (abito al secondo, ndr), il solo pensiero di percorrere una cengia mi causa delirium tremens e tuttavia seguo le imprese di questi alpinisti ed adoro leggere storie di imprese alpinistiche. Il trionfo del fascino dell'ignoto, ciò che più mi spaventa, più mi attrae. Non nego che il mio amore per il trail è forse un modo per esorcizzare queste mie paure, per cercare non dico di vincerle, ma almeno di affrontarle.
Ma il discorso non è questo.
Il pensiero va ai portatori, agli sherpa, a questi incredibili uomini che di fatto rendono possibili la conquista delle vette da parte degli alpinisti che ci riescono, ma che non potrebbero mai farcela senza questi uomini che si caricano in spalla l'inverosimile per allestire i campi base.
Qualche cenno distratto sui libri fin qui letti, è vero. I mediani hanno meritato finora il testo di una celebre canzone di Ligabue; i gregari a volte vengono citati come "compagni di squadra" dai ciclisti intervistati. Ma gli sherpa non li ca** mai nessuno.
Eppure, nella mia fantasia, tante volte nelle letture hanno preso il sopravvento sull'autore della conquista della vetta. Anche qui sarà il fascino dell'ignoto, di queste ombre, di gente che vive di luce riflessa e di ancor meno: della paga per il loro importante, rischioso "lavoro".
Prima di effettuare i miei solitari, noiosi, duri, ma necessari lavori di potenziamento dei quadricipiti, con la spasmodica voglia di tornare il più presto possibile a riveder la luce della strada e dei sentieri veri, stasera il mio pensiero va a loro: anch'io sto dalla parte degli sherpa e di tutti i portatori.
Buonanotte.
Iscriviti a:
Post (Atom)





