“...esiste una maniera per arrivare dù ore prima a Lione: se parte dù ore prima da Lione!”. (Ascanio Celestini) - NO TAV

domenica 22 ottobre 2017

RIPOSO

La settimana appena trascorsa, iniziata con il ritorno ad una corsa Fidal dopo 10 mesi di STOP (la Scalata delle Veneri, a Parabita) e conclusasi con il massimo impegno nell'intenso WOD di CrossFit venerdi scorso, per essere metabolizzata a dovere aveva bisogno di un doppio turno di riposo.
Mi compiaccio di aver trascorso sabato e domenica in assoluto relax. E' necessario ogni tanto, quando il nostro stesso fisico ce lo chiede, tirare i remi in barca e farsi cullare dalle onde del riposo, che fa parte integrante di ogni periodo d'allenamento che si rispetti. L'alternativa è tirare troppo la corsa, col rischio poi di "esaurirsi" e di spezzarla.


Se avessi rispettato i giusti tempi fisiologici di recupero, con ogni probabilità non ci avrei messo così tanto a recuperare dal mio infortunio: quando lo scorso gennaio l'ortopedico che mi ha diagnosticato la lesione muscolare al gemello mediale destro mi ha prescritto un periodo di riposo di 20 giorni, avrei dovuto semplicemente fermarmi per 20 giorni, accettare la mia condizione di infortunato e farmene una ragione. Ma la maledetta smania che molti di noi amatori hanno di fare qualcosa, quale essa sia, pur di non fermarsi, finisce poi con l'aggravare la nostra già precaria condizione psico-fisica.
Così, nella convinzione che avrei potuto colmare il tempo "perduto" facendo altro, mi sono iscritto in una classica palestra dove si praticano pesi, e per un mese e più mi sono fatto prendere la mano (e i piedi, e le gambe e tutto il resto...) dalla pesistica, col risultato di creare dei forti squilibri nel mio fisico: non supportando i carichi con una adeguata alimentazione-integrazione e non facendomi seguire da un personal trainer esperto, ho forzato, col risultato di peggiorare il mio già precario status. Risultato: alla ripresa della corsa ho iniziato ad avvertire tutta una serie di disturbi neuromuscolari che, alla luce di frettolose consultazioni on line (non fatelo mai, vi prego!) ho interpretato come sintomi di malattie gravi, degenerative, terribili. Sono entrato un vortice micidiale, fatto di ansie, sensazioni psico-somatiche sgradevolissime, culminate con l'insorgere di una insonnia notturna micidiale. Ho cominciato lentamente ad uscirne solo in seguito ad un incalcolabile numero di analisi strumentali tese ad inseguire i mostri che mi ero creato nella mente e culminata con una approfondita visita neurologica, con esami anche qui strumentali, tutti negativi, che hanno escluso complicazioni. Non vi auguro di entrare in questa spirale, mai. Ma se ci entrate, sappiate che se ne può uscire solo con grande fatica, prendendo len-ta-men-te consapevolezza delle proprie debolezze, dei propri limiti, abbassandosi umilmente a raccogliere i cocci di quel che resta di voi e, soprattutto, facendosi assolutamente aiutare da qualcuno!
In questo mio percorso, non ancora pienamente completato, ma comunque sulla buona strada, ho avuto la grazia di essere "assistito" da una moglie fantastica, che ha subito capito e compreso le mie problematiche e da amici anch'essi molto discreti; da un gruppo di persone incontrate on line, coi quali abbiamo costituito un gruppo whatsapp, condividendo le nostre esperienze, utilissime per capire di non essere "soli" ad affrontare questi periodi di difficoltà; ho infine avuto verso la metà di giugno una grande, immensa fortuna ad entrare in un gruppo davvero grandioso, il box CrossFit di Nardò (la mia città), attorniato da una squadra favolosa, diretto da un trio di coach preparatissimi. Esperienza quest'ultima così esaltante che, avvicinatomi inizialmente con l'idea di utilizzare il CrossFit come disciplina propedeutica ad un mio prossimo rientro nel mondo delle corse, ho finito col pensare che mi entusiasma molto di più l'altra ipotesi, cioè quella di utilizzare la corsa come disciplina propedeutica per migliorarmi nel CrossFit! Dedicherò spero presto un intero post a questa mia "seconda" vita sportiva.
Tante sensazioni, tanti mesi di fermo, tante cose successe, insomma. Oggi ne ho raccontate già un'altra discreta parte e tante ce ne saranno ancora da dire in futuro. Piano piano, passo dopo passo. Oggi intanto ho riposato e sono molto contento di questa mia maniera più consapevole di approcciarmi allo sport. Ho dedicato un post al "riposo", cosa che non mi sarei mai sognato di fare fino a qualche mese fa.
Se dopo aver letto questo post vi incuriosisce la natura dei miei disturbi muscolari, principalmente avuti alle gambe, caratterizzati da diffusa debolezza, parestesie e tremori vari, stati d'ansia e insonnia, assimilabili con buona (anzi, ottima) probabilità a quella che sempre più comunemente viene definita come "sindome da sovrallenamento", o "OVERTRAINING", non abbiate timore di consultarmi anche in privato, nei commenti, o con una mail. Sarò felice di condividere con voi (e magari con altri) la mia esperienza personale.
A presto.

lunedì 16 ottobre 2017

Scalata delle Veneri - 2017

“Niente come tornare in un luogo rimasto immutato ci fa scoprire quanto siamo cambiati.” (Nelson Mandela)

24 ore fa, come nel 2012, ho partecipato a questa bellissima gara podistica, la Scalata delle Veneri, con partenza dal centro di Parabita e giro unico di 10 km su e giù per la collina di Sant'Eleuterio, il punto di alto del Salento, che coi suoi 200 mt di altezza rompe la monotonia geografica di quel panno da biliardo che è il tacco d'Italia.
Una gara molto bella, diversa dalle solite, che ho scelto forse non a caso, inconsciamente, per provare a vedere cosa succedeva fisicamente e psicologicamente dopo 10 mesi di stop. I luoghi sono rimasti immutati, l'atmosfera di queste gare domenicali Fidal è rimasta la stessa di sempre. Guardandomi attorno, i volti, i sorrisi, i saluti, gli amici, non è cambiato nulla.



Ma ripercorrere luoghi rimasti immutati ci aiuta a comprendere se noi siamo cambiati. E così mi ritrovo rilassato, la notte precedente mi faccio una discreta dormita ed agli amici del sabato sera, coi quali mi congedo all'una di notte, dico che metterò la sveglia alle 7, ma se non dovessi (o volessi) sentirla, quasi quasi sarebbe meglio! E' un atteggiamento diverso dal passato, più scanzonato. In auto all'andata cerco su You Tube le colonne sonore del film Pulp Fiction e me ne godo almeno 5 nel tragitto che mi separa da Nardò a Parabita. La mia preferita resta...



Ed è così che mi ritrovo a ritirare il pettorale, il pacco gara, a fare le foto con gli amici di sempre, a fare il riscaldamento...questa cosa misteriosa alla quale mia avevo pensato prima d'ora, cominciando dal collo per finire alle caviglie. Il pregara è un divertimento.



La gara è quella che è: è gara per gli altri, nel senso che gli altri corrono per sfidare se stessi, il cronometro, l'avversario di sempre; ma il mio unico avversario è nella mia mente, io corro per capire se dopo 10 mesi di stop sono ancora in grado di divertirmi, di godere un panorama, per sentire se le gambe girano e la testa è libera dai mostri delle settimane passate a pensare ai guai peggiori che mi sarebbero potuti accadere. Con calma, con tranquillità, anzi...con serenità. 
Perchè se dal giorno in cui mi sono procurato la lesioncina muscolare al gemello mediale destro avessi accettato l'infortunio con serenità, come un fatto fisico, che può accadere, se non mi fossi affrettato a cercare di accorciare i tempi di recupero costruendomi false impressioni, diagnosi inventate, per la maledettissima fretta che abbiamo di dover andare sempre di corsa, forse non mi sarei fatto un calvario psicofisico così tremendo. 



Corro, in salita vado piano, ma vado, anche laddove gli altri attorno a me si fermano. In questi mesi mi è accaduta una cosa straordinaria e quando tutto sembrava perduto per sempre, quando anche solo fare un'uscita di 3 o 4 km mi procurava spasmi muscolari e dolori psico-somatici molto spiacevoli, mi è accaduto di incontrare gli amici del Crossfit, il mio nuovo sport. Ho seguito le loro indicazioni, per quel che potevo, e mi sono trovato bene: gli allenamenti brevi ad alta intensità fanno sentire i loro benefici ed in salita, finalmente, vado. Corro dignitosamente, non vado mai in affanno, i kilometri passano agili e veloci, non sento granchè la fatica. Qui ho impararto l'importanza del riscaldamento e quella dello stretching finale, due attività fondamentali che non avevo mai preso in considerazione seriamente prima d'ora.
Chiudo in scioltezza, a braccia alzate, indipendentemente dal tempo del quale me ne importa molto meno di un fico secco. Sono ancora una volta sereno. La stanchezza la sento dopo, nel tardo pomeriggio ed in serata, ma a letto, a parte qualche formicolio agli adduttori, il mio tallone d'Achille in questi mesi, tutto sommato prendo sonno presto. L'insonnia sembra un ricordo lontano, anch'essa, ormai. Spero. 



Adduttori, spasmi, insonnia, sono stati la costante della mia vita da aprile a metà agosto. Il neurologo al quale mi sono rivolto prima di questa estate mi ha diagnosticato una sorta di "crisi d'astinenza da sport", paragonabile come effetto alle crisi d'astinenza da oppiacei! Come promesso la volta scorsa, piano piano vi dirò tutto, a piccoli sorsi, per non appesantirvi.
Nel frattempo mi godo il ricordo di questa bella domenica di sport. Era da tempo che volevo scrivere un post così, credetemi. 
Ho dovuto ripercorrere un luogo immutato per capire che, forse, un pò sono cambiato.

giovedì 12 ottobre 2017

Alfa e Omega

Sorpresa!
Sono emozionato, lo ammetto. Torno a scrivere su questo blog e quasi mi viene il magone: ho riletto il mio ultimo post, datato 20 novembre 2016, incredibile, se solo vi raccontassi tutto ciò che è successo da quella data in poi, fino a cinque minuti fa, ci vorrebbe un romanzo di pagine e pagine che non leggerebbe nessuno. Così, proverò a raccontarvi giorno per giorno, puntata per puntata, step by step quello che mi è accaduto, un piccolo racconto al giorno, un pezzettino alla volta, per non annoiarvi troppo.
La puntata di oggi la intitolerei "Alfa" (il principio, l'inizio) e "Omega"(la fine), ammesso e non concesso che di fine si possa parlare.
L'Alfa è il 5 gennaio di quest'anno, vigilia dell'Epifania: sono nella mia cucina, al lavoro, il giorno dopo partirò per un weekend di ferie invernali in Molise, con amici. Fa un freddo cane, uno degli inverni più freddi che io ricordi. Domani, l'Epifania, nevicherà tanto, evento eccezionalissimo per la mia zona. Faccio un movimento di torsione del piede, ruoto la gamba destra verso destra, facendo perno sulla pianta del piede e CRACK! Fitta lancinante al polpaccio destro!!! L'ecografia, una settimana dopo, dirà :"lesione al gemello mediale destro". E' l'inizio di un periodo assurdo, ma reale, che ho vissuto sulla mia pelle e dal quale faticosamente, passo dopo passo, sto ancora cercando di uscire. E mi fermo qui per oggi.
L'Omega è stato oggi: mi sono iscritto all'unica corsa (gara non voglio pronunciarlo mai più) del 2017, la Scalata delle Veneri, domenica prossima a Parabita (Le): 10 km, molti dei quali in salita, una corsa tosta, alla quale parteciperò senza cronometro e senza alcuna velleità di tempo e prestazione. In realtà un'altra corsa "matta" l'ho disputata questa estate, ma questa è una parentesi fantastica, positivissima di questi mesi per lo più tristi, alla quale dedicherò un post intero, perchè lo merita dal cuore. Ma, per cortesia, per ora basta così. Basta tempi, basta "pettorali", basta competizioni. Domenica vado a ritrovare qualche amico e, se ci riesco, a godermi un'ora di divertimento. Tutto il resto non conta.



Un mio amico blogger, che non sento da anni ormai purtroppo, mi disse una volta che il blog, questo diario sul quale scriviamo le nostre impressioni, esperienze, "avventure", non lo scriviamo per gli altri, ma per noi stessi. Ho sempre creduto che fosse così, solo che mi sono sempre illuso che fosse diverso. Non a caso, come sottotitolo del diario, in alto a sinistra sotto il mio nome GIUSEPPE SPENGA, trovate la frase "la gente vive di illusioni". E' vero: a nessuno frega una cippa di sapere se ho chiuso una corsa in un'ora, cinquanta minuti o un'ora e dieci. Ma chi se ne frega! Al massimo, se qualcuno, ma proprio qualcuno, è arrivato fin qui fino in fondo, interessa sapere appena se l'ho chiusa, com'era e se per caso ho vissuto qualche curiosità. Punto. Tutto il resto sono illusioni. Posto in classifica, numeri, tempi, ma per favore! Ecco, in questi dieci mesi ho capito questo: che si corre, si tira un calcio ad un pallone, si va a cavallo, si nuota...per se stessi. Perchè ci resti, forse, un buon ricordo da condividere, raccontandolo a qualcuno, illudendoci persino che a qualcuno interessi almeno questo.
Tutto il resto sono seghe mentali (mi si passi il termine), ansie, paure, mostri, e tutto il peggio che anima i nostri incubi peggiori.
Perchè in questi dieci mesi, e ve lo racconterò piano piano, è stata notte. Ma poi viene il giorno.

domenica 20 novembre 2016

La mia Salento Half Marathon 2016 - Collepasso (LE) ***FOTO***



Altra cronaca di gara, un altro bel traguardo tagliato in una classica mezza maratona salentina, la Salento Half Marathon di Collepasso.
Devo essere sincero: dopo l'estate scorsa e la scarsa preparazione che è seguita alla 50 km di Arezzo della passata primavera, mi ero riavvicinato alle gare con una certa titubanza e non avevo fatto mistero di essere andato a correre la Maratona di Lecce di due settimane fa senza troppa convinzione. Non solo la Maratona di Lecce è andata meglio di come mi aspettassi, ma pare incredibilmente avermi rigenerato!



All'indomani della 42 km del Barocco, anzichè sentirmi indolenzito ed acciaccato, ho ricominciato a correre molto bene, con una certa fluidità e scioltezza. Nulla di clamoroso, chiaro, ma mi sento molto bene. Tanto da avere voglia di andarmi a correre una mezza quindici giorni dopo, cioè oggi. E da programmare già di correre la prossima: Corigliano o Monopoli, l'11 dicembre, lavoro permettendo, si intende.
Oggi in compagnia dei miei amici Massimo e Salvatore ho fatto proprio una gara tranquilla. 


Sono partito piuttosto veloce, correndo i primi 10 km al di sopra dei miei ritmi del periodo (piuttosto bassi), poi ho pagato nel tratto finale. Arrivo più o meno fresco al traguardo volante dei 13,700 km, dopo di che la gara continua fino ai classici 21,097. Ma da qui in avanti arrancherò, con pochissima energia nelle gambe ed il fiato abbastanza corto. Tuttavia mi ritengo soddisfatto, non fosse altro per l'entusiasmo ritrovato e la voglia di programmare questi ultimi scampoli di 2016, ma soprattutto il 2017! Chiuderò Collepasso in un rispettoso 1h 54'. E, ripeto, questa sera mi sento abbastanza bene, tonico e convinto, che è la cosa più importante.



Martedi ricomincio a calcare i sentieri da trail. Ma questa è un'altra storia, della quale parlerò a breve.
Alla prossima.


lunedì 7 novembre 2016

LA MIA MARATONA DEL BAROCCO (LECCE) 2016

4 ore, 22 minuti e 37 secondi il tempo necessario all’eroe di questo blog per chiudere i 42 km e 195 metri della sua personale 11.ma Maratona in carriera, la prima a Lecce città.
Detta così, la faccenda assume un tono ragionieristico che poco o nulla si addice ad una corsa, la maratona appunto, che è invece il risultato di un mix incredibile di sensazioni, stati d’animo, un susseguirsi di sussulti e crisi che ti accompagnano fin dallo start per tutto il percorso, fino al traguardo.
La prima edizione della Maratona del Barocco corsa ieri a Lecce mi è piaciuta. Ecco, così sgomberiamo il campo da ogni dubbio. Una bella manifestazione, strutturata bene, corsa da più di mille runners. Migliorabili alcuni aspetti, ma figuriamoci: io ancora mi meraviglio che ci sia gente come Simone Lucia, il “patron” della gara, così folle da voler mettere su manifestazioni coraggiose come questa in un clima di assalto all’arma bianca di un esercito di matti che è diventata la società nella quale viviamo oggi, nel 2016. Tutti pronti a saltarti addosso, o quasi, al minimo errore. Qualche solido in più ai ristori ed un rettilineo di 24 kilometri, dritto come un fuso, la Lecce-San Cataldo, da spaccare il cervello del runner più solido. E’ vero, il percorso non ha aiutato, ma 42 km sono tanti, ragazzi! Già il fatto che se ne siano corsi almeno 15/16 in una città “difficile” come Lecce è un grande successo!
La mia Maratona del Barocco inizia la notte precedente: mi ritiro prima e perfettamente sobrio e me ne vado a letto. Mi addormento alle 3! Ma porca miseria!!! Giuro che la prossima volta mi ubriaco di Sambuca con gli amici e così me ne vado a letto all’una ed è sicuro che prendo sonno prima. Alle 6 suona la sveglia ed io mi sento uno zombie. Metto il naso fuori casa e mi sento una raffica di vento caldo e appiccicoso in faccia. Sciroccone, forte. Ora, chi corre ha due nemici: il vento (il primo in assoluto) e lo scirocco, che rende tutto umido ed appiccicoso. Non ho mai viso tanta gente fermarsi e ritirarsi in una maratona. Le scope andavano e venivano con un ritmo incredibile lungo il percorso a caricare podisti in difficoltà. Molti disidratati dalle condizioni meteo e, secondo me, molti sfiancati da quell’interminabile rettilineo tra il 12° ed il 36° kilometro. Fortuna, l’unica sul versante meterologico, che il cielo era nuvoloso e non c’era il sole pieno, altrimenti davvero sarebbe stata durissima.
Personalmente, percorro molto bene i primi 15 kilometri, ad un ritmo mai inferiore ai 6’ a km, quasi sempre sulla soglia dei 5’40” che, ai bei tempi, prima che il trail running mi rallentasse moltissimo, mi consentivano di chiudere al di sotto delle 4 ore. Tempo impensabile oggi. Passo alla mezza in 2h e 01 minuto, in linea col tempo che mi ero prefissato, anzi, anche meno. Procedo quasi sempre allo stesso ritmo, da solo, quasi mai affiancato ad altri runners: ho un passo tutto mio e capisco che in una situazione di alienazione totale data dal percorso “dritto e a bastone”, l’unico modo per non soffrire l’ascolto della ripetizione dei propri passi che battono sull’asfalto è isolarsi mentalmente. Una sorta di improvvisato training autogeno che funziona alla perfezione fino al 30° km.  Da lì in avanti vedrò ai bordi della strada interi gruppi camminare, chi in preda ai crampi, chi a dare di stomaco, chi con la testa china e sconsolata. Il mio ritmo nel frattempo è salito a 6’05” -6’10” a km. Al 32° vengo raggiunto e superato dai pacer delle 4h 15’, che non mi staccano, però. Ascolto la ragazza "peperina", che li guida, incoraggiare il suo gruppetto e i runners che incontra per strada. Ripete che mancano “solo” dieci kilometri e che è come se stessimo correndo, da lì in avanti, un Corripuglia da 10 km.
La maratona è fatta di episodi, dettagli, e asseconda del dettaglio che ti ritrovi strada facendo, lei prende questa o quell’altra piega. Un crampo, crack; un guaio ad un articolazione, fine; è lunga abbastanza, quel tanto che basta per non farti mai stare tranquillo, fino all’ultimo metro. Io incontro questo gruppo di pacer, che mi superano, ma di poco, mai troppo lontano per non sentire la loro scia, almeno fino al 36° km.
Siamo al ristoro dello stadio Via Del Mare. Qui affianco Luigino De Giorgi, mio compagno di squadra, che da lì a poco supererò. Qualche kilometro pRima avevo abbordato anche Tonio, un altro carissimo amico, col quale ci eravamo scambiati un paio di battute. Sono stanco. Il mio Garmin mi tradisce ancora: ormai la batteria non regge manco più le 3h e mezza e mi riprometto che questa volta è l’ultima. Lo cestino. Mi fermo per bere e per riprendermi. Sono pochi secondi, una ventina in tutto, che percorro camminando. Tanti ne bastano per spezzare definitivamente il ritmo e mandare alle ortiche il già precario equilibrio del training autogeno che fino ad allora mi ero imposto.
Dal 36° km all’arrivo è un susseguirsi di crisi più o meno forti. Al 40° sono costretto, mio malgrado, a camminare per altri 100-150 mt. Gli ultimi 2 kilometri saranno così. I pacer arriveranno alle loro 4h 15’. Io sette minuti dopo, persi in sei kilometri. Se loro andavano a 5’50’ io andavo ormai a più di un minuto in più a kilometro, insomma.
All’arrivo sono cotto, oggettivamente. Ma sereno. Ne ho vissute di peggio. Il resto delle considerazioni anche su questo momento, le lascio alle conclusioni.
CONCLUSIONI.
Ho corso la mia 11.ma maratona; mi è piaciuta; ho imparato tanto in termini di gestione di una gara complessa, non si finisce mai di imparare! Avevo alla vigilia 32 km di allenamento massimo percorso nelle gambe e considero un grande successo, di testa e di gambe, aver chiuso dignitosamente. La testa va bene, ha superato un’altra prova; le gambe vanno bene, voglio prendere questi 42 km per quello che sono e per l’obiettivo che mi ero prefissato alla vigilia: un trampolino di lancio sul quale far partire la preparazione per i trail che ho in mente di correre il prossimo anno. Da qui ad allora, insomma, non devo mollare! Lecce è il mio nuovo inizio e se la salute me lo consentirà da ora in avanti, a parte le tradizionali 21 da correre da qui alla fine dell’anno, cercherò di riprendere lo sterrato. Se c’è una cosa sulla quale devo lavorare in futuro, quella è l’alimentazione in gara: ieri ero stanco, ma non sfinito, muscolarmente parlando, mentre invece ho accusato dall’arrivo alle successive 2/3 ore una tremenda nausea. L’alimentazione, per lo più zuccherini, mi dà noia. Devo trovare una alternativa, perché non è la prima volta che mi capita di soffrire di stomaco dopo la gara.
Per il resto, oggi va benone. Sento di aver già recuperato alla grande. Avrei potuto anche correre, cosa impensabile qualche anno fa, quando, all’indomani di una 42, non riuscivo neppure a stendere o piegare una gamba.
Domani si ricomincia.




martedì 11 ottobre 2016

LA MIA (QUINTA n.d.r.) ARRANCABIRRA - 2016 ***SUPERFOTO***



E’ il quinto post che dedico all’Arrancabirra sul mio blog. Cinque edizioni corse su 11 disputate. Da quando otto anni fa lessi distrattamente su una rivista di running (mi pare fosse Correre) un articolo nel quale si parlava di questa manifestazione goliardica che si svolge a Courmayeur ogni secondo sabato d’ottobre, è stato un crescendo di emozioni e di sensazioni ogni anno sempre più intense.
Ogni anno mi dico che “basta”, che sarà l’ultima edizione, che non è da persone sane di mente percorrere 1400 km (andata ed altrettanti di ritorno) per andare a correre sta “carnevalata”; e puntualmente ogni anno che passa la carnevalata prende il sopravvento su di me.
Se è vero come diceva Erasmo da Rotterdam che la vita umana nel suo insieme non è che un gioco, il gioco della pazzia, allora questo gioco pazzo che è l’Arrancabirra non può lasciarmi, né posso allontanarmi da esso, in quanto ormai fa parte della mia vita e, come tutte le cose folli, che spesso nascono dal caso, il caso in persona l’ha portata da me ed io mi ci sono fatto incastrare.
Ogni anno porto gente nuova a Courmayeur: dopo il primo anno in solitaria con mio cugino Alessandro, il secondo con un gruppo di famiglie di amici, poi con 11 compagni di squadra, poi con altri amici diversi, quest’anno diversi ancora. Cinzia, Fabrizio, Antonio, Sandra, Mia moglie. E già si prenotano quelli per il futuro.
Che ne sarà del futuro? Non lo so e non lo voglio sapere. Sarà quel che sarà. Io mi godo gli splendidi ricordi legati a questa fantastica edizione 2016, una delle più belle in assoluto: meteo perfetto, birra bella fresca, tantissimi amici incontrati per strada, sentieri fuori di testa (attenzione, i single track esposti dopo il Curru cominciano a diventare sempre più sottili!), peccato solo per il sempre poco tempo a disposizione, che mi impedisce di fermarmi di più a chiacchierare! Ma ringrazio iddio già per quello che mi è concesso. Non posso permettermi più di una, massimo due uscite fuori regione l’anno, e dedicare anche un solo weekend alla Valle d’Aosta è un’esperienza che a me personalmente arricchisce tanto. Quando vi entro dall’autostrada resto abbagliato dalle sue montagne e dalla Dora che mi accompagna fin sotto il nastro di partenza. Quando vado via è sempre una giornata triste.
E’ inutile continuare a parlare di dati tecnici, sarebbe un sacrilegio all’Arrancabirra: dico solo che, complice il bassissimo ritmo di corsa tenuto con mia moglie, Piera, eroicamente all’arrivo senza un giorno di allenamento specifico, me la sono proprio goduta senza un filo di stanchezza, affrontando un paio di salite impegnative (dopo il Bertone e prima di Tete de la Tronche), tirando a perdifiato per vedere come salivo e fin dove arrivavo con la testa e coi polmoni. Ottime sensazioni nel complesso.
Adesso, dopo i 50 km di Arezzo della passata primavera ed una estate non idilliaca dal punto di vista degli allenamenti e delle prestazioni, preparo questa maratona del prossimo 6 novembre a Lecce con l’unico obiettivo di tagliare il traguardo, se ci riesco, con qualsiasi tempo. Non me ne frega nulla del tempo. Così come l’Arrancabirra, anche la maratona di Lecce sarà propedeutica a ben altro: per il 2017 gli obiettivi sono due, entrambe proibitivi e “maledettamente difficili” oltre che legati alla sorte: i sorteggi per la Zegama-Aizcorri a maggio e per l’OCC a settembre. Due follie, forse la prima ancor più della più che la seconda. Con la prima gara che escluderebbe la seconda e viceversa, nel senso che non posso permettermi di farle entrambe. E con la sorte che escluderebbe entrambe, nel senso che potrei non essere sorteggiato né per la prima (come avvenuto già nel 2016) né per la seconda. In questo caso, probabile, possibile, dovrei ricominciare dalla conquista del punto ITRA che mi consenta di riprovarci nel 2018. E dall’Arrancabirra!

Sogni? Può essere. Non è forse il sottotitolo del mio blog che recita "la gente vive di illusioni"?














































E che ci sarebbe in fondo di così strano, se ci pensate, se ancora una volta fosse il cuore ad avere ragione?