"Dentro un ring o fuori non c'è niente di sbagliato a cadere. E' sbagliato rimanere a terra" (Muhammad Ali)

domenica 13 maggio 2012

L'attesa



(Nardò- Baia di Uluzzo- Portoselvaggio)

E adesso, che succede?
E’ appena trascorsa una settimana intera dalla mia ultima maratona, quella di domenica scorsa a Fano. Sette giorni fa, come ora, salivo sul pulmino che mi avrebbe riportato a casa, stanchissimo, ma soddisfatto per aver portato a termine una nuova 42 km, l’ottava della mia carriera. Una maratona è un cerchio che si chiude, una di quelle cose pensate, volute, studiate, programmate; prima a tavolino, magari con in mano una rivista, un sito internet, un amico, un volantino o anche soltanto una precedente esperienza che ci induce a pensare di poter prendere in considerazione l’ipotesi di correre, tra tante, proprio quella manifestazione, proprio quella maratona. Poi comincia la fase della preparazione vera e propria, finalizzata almeno negli ultimi due mesi a quel tipo di percorso, a quel tipo di distanza.
E si tratta di cominciare a macinare kilometri e kilometri, con le persone che ti stanno accanto che cominciano a chiedere come mai stai perdendo tanto peso, come mai stai cos’ maniacalmente attento a fare un certo tipo di alimentazione, come mai ti vedono sempre per strada, sia che piova, sia che splenda un sole cocente a macinare decine e decine di km. Tutto per farsi trovare i più pronti possibile a quel momento, a quello sparo, al quale seguiranno nel mio caso dalle 3h 50’ alle 4h15’ di fatica, fisica, mentale e psicologica. Quando tagli il traguardo a volte la commozione è così tanta che scoppi in lacrime, perché ti rendi conto che portare a termine una maratona, voluta e costruita giorno per giorno, mese per mese, uscita dopo uscita, è un sacrificio immane che nessuno ti chiede di fare, se non te stesso e la tua tenacia. Ed è fantastico.
Ieri mattina nel corso di una trasmissione radiofonica si parlava e si rifletteva sul significato oggi quasi perduto del sentimento dell’attesa ai nostri giorni: i nostri genitori ed ancor più i nostri nonni vivevano “in attesa di…”
In attesa che la stagione fosse propizia per la semina, in attesa che fosse il momento giusto per la raccolta; in attesa che la lettera che avevano spedito arrivasse a destinazione ed in attesa di ricevere una eventuale risposta; in attesa che la natura e l’ordine naturale delle cose svolgessero il proprio compito, con meno interferenze possibili. L’elogio della lentezza, contrapposto alla sete ed al bisogno di velocità dei nostri giorni, per cui tutto passa e spesso neppure riusciamo a coglierne l’essenza.
Ecco, io credo che la maratona soddisfi in parte questo bisogno di riappropriarsi di un autentico sentimento di attesa, di lentezza: programmare, lavorare, seminare e raccogliere, stando attenti a non turbare l’ordine naturale delle cose. E forse, avendo bisogno in questo particolare momento della mia vita di riappropriarmi di queste emozioni, proprio per questo sto seriamente valutando l’idea di varcare una volta per tutte le Colonne d’Ercole dei 42 km e provare a correre un’ultramaratona.
Non ho ancora deciso quale sarà e non è questo il tempo per decidere dove e forse neppure se. Questo è il tempo per programmare, al massimo, valutare, ascoltare ancora una volta le sensazioni che la mia mente ed il mio corpo sapranno darmi nelle prossime settimane. Sto valutando diverse opzioni, tutte per il 2013: Strasimeno, 100 km del Passatore, Gran Trail della Valdigne, queste le tre opzioni per adesso nella mia testa. E non è detto che nessuna delle tre vada a buon fine, per intenderci.
Questa sarà intanto un’estate di corsa ed anche di bici: ho cominciato ieri con una trentina di km ed almeno una volta a settimana voglio inserire una variante al mio allenamento canonico. Sarà un’estate di corsa su spiaggia e bagni al tramonto, come sempre, con qualche puntatina poco ossessiva in qualche classicissima di paese.
A settembre, con calma, deciderò. Nel frattempo, si accettano e si valutano eventuali suggerimenti, ospitate, offerte…






giovedì 10 maggio 2012

Ai posteri

Scrivo questo post di ritorno da una lunga serata serata di lavoro. Praticamente è l'una e mezza e presto la sveglia risuonerà, quindi sarò breve.
Giusto il tempo per aggiornare il conta kilometri con gli 8.000 metri corsi questo pomeriggio davanti ad un mare cristallino, con scogli e spiagge ormai affollate, grazie anche alle splendide giornate di sole pungente che questo inizio maggio sembra volerci regalare.
8 km di scarico, dicevo, giusto per sciogliere un pò di acido lattico accumulatosi domenica scorsa nelle gambe, e davvero niente più di questo: oggi ero praticamente tutto un dolore, dalla schiena alle articolazioni del ginocchio e delle caviglie. Due legni al posto delle gambe ed un fiato cortissimo, che più corto non si può. Questo post lo scrivo "ai posteri", affinchè all'indomani della prossima maratona, se per caso dovessi avere la curiosità di andarmi a riguardare come è stato il giorno dopo di quella precedente, sia io stesso a dirmi: "Giusè, lascia perdere, riposati e dai tempo ai tuoi muscoli di riprendersi dalla sbornia di 48 ore fa!".
Adesso che le gambe non ne vogliono sapere, giustamente, di muovere un passo, lascio che sia la mente a spaziare un pò e già sogno le prossime uscite: per adesso, a parte l'Arrancabirra di ottobre, di sicuro sicuro non c'è nulla. 
Tra qualche giorno, quando avrò deciso cosa voglio fare da grande, probabilmente sarò più preciso. Buonanotte :)

lunedì 7 maggio 2012

La mia Collemar-athon 2012 *COMMENTO* e *FOTO*



Dicono che in molti casi, subito dopo il parto, la mamma si rifiuti per qualche minuto di tenere tra le braccia suo figlio appena nato. Alcune non vogliono saperne neppure di vederlo.  Il trauma dovuto al dolore delle doglie e della nascita è così forte da generare in colei che l’ha vissuto una specie di crisi di rigetto. Poi, per fortuna, nella quasi totalità dei casi, dopo pochi minuti si ritorna alla normalità e la gioia di una nuova creatura che viene al mondo prevale su tutto il resto.
Ecco, volendo proprio azzardare una improbabile similitudine, la sensazione che ho provato all’arrivo della mia ottava maratona è stata proprio quella: un rigetto nei confronti  della medaglia che una simpatica e sorridente signorina mia ha messo al collo e che dopo pochi secondi ho tolto e che non ho voluto neppure guardare. Me ne sono ricordato solo molti, ma molti minuti dopo.


Comincio proprio dalla fine per raccontare le sensazioni di questa ennesima avventura podistica, la Collemar-athon, vissuta molto intensamente e con grande “dolore” psico-fisico, e perciò catalogabile tra le più belle e le più sentite.
3 ore e 58 minuti è il mio secondo tempo di sempre sulla distanza dei 42 km, secondo soltanto alla maratona di Roma 2011 (il mio PB) e seguito da quello di Firenze, di un minuto e mezzo circa più lenta.
Collemar-athon è la maratona perfetta per quei podisti che cercano il massimo dei servizi a disposizione ed un percorso un po’ più impegnativo del solito circuito cittadino, generalmente molto pianeggiante e lineare perché concepito magari per fare il tempo. Ma veniamo a questo tempo.
Sveglia alle 5.15, dopo una notte trascorsa non proprio tranquillissima: prendo sonno non prima di mezzanotte perché il nostro albergo si affaccia su una delle piazze principali di Fano, affollatissima di bar e locali notturni presi d’assalto da orde di giovanissimi che faranno baldoria fin a ridosso dell’alba. E quando l’alba arriva e sgombrano il loro campo di battaglia, per un luna che va dormire un sole si alza ed una nuova battaglia è pronta per essere combattuta: la Collemar-athon.


L’hotel ci offre per contro una abbondante colazione ed io non mi tiro indietro perché la partenza è prevista per le ore 9: mancano quindi più delle tre ore della classica digestione e sarebbe un peccato non fare il pieno di carboidrati e calorie che di lì a poco saranno inesorabilmente bruciate tra le colline marchigiane, nell’infinita serie di salite e discese che caratterizzano il percorso che da Barchi ci porterà a Fano, attraverso i paesi di  Mondavio, Orciano, S.Giorgio, Piagge, Cerasa e S.Costanzo. Un percorso bellissimo e molto suggestivo , tra paesaggi da togliere il fiato, tipici della collina marchigiana, cesellata di puzzle dai colori caldi che compongono un orizzonte dondolato dalle colline che per noi podisti sembrano montagne insormontabili da scalare e che, subito dopo aver varcato la soglia dell’arrivo, ci fanno venire le crisi di rigetto!
Sono le 7:20 ed io sono uno dei primi a salire sul bus navetta che dal porto di Fano ci porterà dritti (si fa per dire) nelle mura della città vecchia di Barchi, attraverso una gigantesca porta monumentale, al di là della quale ci sono gli spogliatoi, il servizio di trasporto bagagli assicurato dai mezzi dell’esercito, un minibar che distribuisce the, caffè e biscotti agli atleti che a centinaia cominciano ad effettuare il primo riscaldamento.
Alle 8:45 sono al di qua della gigantesca porta, circondato da altri 1116 runners che, come me, attendono solo che la fanfara dei bersaglieri finisca di intonare le proprie note e che il cannone spari il fatidico “via”. Il cielo è coperto, stamattina è venuta giù anche una leggera pioggia che ha fatto abbassare un pochino la temperatura. Quel tanto che basta per convincermi ad allacciare attorno alla vita, sotto la canotta, una maglia a manica lunga di scorta la cui presenza mi tartasserà lungo l’inteo percorso.
Ma un boato secco ormai annuncia la partenza, che si svolge in una nuvola di coriandoli dorati e di bolle di sapone scintillanti sparate in aria da due cannoncini piazzati proprio sotto il palco di presentazione. La marea umana si riversa in strada, lungo il primo tratto che è in forte discesa e sarebbe un nonnulla farsi prendere dall’entusiasmo se non fossi stato più che abbondantemente istruito alla vigilia sui pericoli di un percorso insidioso, lungo il quale si fa presto a ritrovarsi a corto di fiato e benzina proprio a causa di una cattiva gestione dei primi kilometri di gara.


Così praticamente fino al 16° km procederò col freno a mano innestato in discesa e con grande attenzione in salita, cercando di godermi soprattutto lo spettacolo dato dai luoghi, dai personaggi, dai musicanti, dalle damigelle vestite nei costumi d’epoca che incontriamo lungo il percorso nei castelli, tra le mura medievali e nelle piazze dei comuni vestiti a festa che attraversiamo.
Attorno al sedicesimo km decido che forse è venuto il momento di trasformare quella che fino ad allora ho vissuto principalmente come una gita fuoriporta in qualcosa che somigli almeno un po’ ad una maratona agonistica e comunque competitiva.
E come il giocatore viene colto dal raptus del gioco al solo vedere davanti a se un tavolo verde, così succede a me quando mi accorgo di essere preceduto di soli tre-quattrocento metri  dai palloncini di colore bianco che indicano la presenza del gruppone guidato dai pace maker delle quattro ore. E da lì in avanti la musica cambia decisamente ed il demone della eterna sfida con il tempo si impossessa di me. Devo raggiungere quel gruppo, quei palloncini, superarli e tentare l’impresa che mi era già riuscita due volte in precedenza: scendere sotto le 4 ore. Questa scelta, me ne rendo conto, potrebbe costarmi cara nella gestione di una gara difficile, dall’altimetria molto dura e su un percorso che non conosco, ma la vita, della quale la maratona rappresenta forse davvero una delle metafore meglio riuscite, per quel poco che ne capisco avendola vissuta finora mi ha insegnato che è quasi sempre meglio avere nel cassetto un album di rimorsi che di rimpianti. E questa sembra proprio essere l’occasione giusta per provarlo.
Mi lancio all’inseguimento del gruppo e così sarà per i successivi tre km. Faccio di tutto per distrarmi e per non far percepire attraverso la testa alle mie gambe che sto forzando il mio tempo precedente di almeno dieci secondi a km. Ad un certo punto affianco una signora che sta chiacchierando con un veterano della maratona, e non solo: non chiedetemi adesso come si chiamava lui, indagherò in futuro e ve lo dirò magari in un altro post, ma ho corso almeno un paio di kilometri accanto ad una maratoneta molto esperto, autore di più di un libro che racconta le proprie corse su per le montagne di mezzo mondo, prima fra tutte il Monte Bianco: raccontava le sue imprese all’Ultra Trail del Mont Blanc ed io, chi mi segue ormai lo sa, ho un debole per quel monte e per quelle gare. Così, pur non avendole mai corse, me ne starei ore ad ascoltare il racconto di queste imprese. Vengo catturato dal discorso e quasi non mi rendo più conto, a un kilometro circa da Cerasa, che ho raggiunto i miei fuggitivi e che a ridosso della mezza maratona, che passo ad 1h e 59’, praticamente me li sono già lasciati dietro.
A sorpasso effettuato, lo ammetto, mi lascio un po’ prendere la gamba e tiro troppo. Al 24 km ci aspetta la più lunga delle salite, quella che si conclude all’ingresso di S. Costanzo e che mi costa tantissimo in termini di energia: vengo quasi riagganciato dal gruppo delle 4 ore, ma resisto strenuamente e non mi faccio sorpassare, perché già so che un sorpasso qui sarebbe disastroso a livello psicologico. Tengo duro e dopo l’attraversamento del comune si ricomincia a scendere.
Riprendo  il vecchio ritmo e distanzio nuovamente i palloncini, dando loro un distacco di tre-quattrocento metri alla fine della lunghissima discesa che ci porterà a ridosso del trentesimo km e che per me rappresenterà una mazzata terribile,  facendomi  vivere una nuova esperienza: le discese spezzano le gambe e le ginocchia forse più che le salite, sulle quali si va più piano di sicuro, ma che si affronti ano probabilmente con una concentrazione notevolmente superiore ed una impostazione tecnica tale da farti spendere di meno.
Da qui in poi, superatoil 35° kilometro, rientrati Fano, cominciano le visioni mistiche di fantozziana memoria. Al 37° km ho il tempo di recuperare uno dei miei compagni di squadra, Francesco, che mi aveva superato agevolmente attorno al 15° e che ora sta pagando dazio; ma tra qualche metro comincerò a pagare io, amaramente e con gli interessi: i kilometri dal 38° al 40° sono quelli della disperazione. Corro così male che riesco a farmi raggiungere nuovamente dal gruppo delle quattro ore ed il primo dei pace maker mi supera proprio all’ingresso del porto di Fano, lungo la passerella d’acciaio che perimetra il mare aperto separandolo dalla darsena interna. Gli altri sono tutti dietro.
Do uno sguardo al cronometro e sono abbastanza lucido per fare due conti. Passo al 40° km in 3h 47’; mancano due kilometri e 195 mt all’arrivo; se non stramazzo lungo per terra, non inciampo, non vengo colto da crampi o da qualche improvvisa crisi di vomito causato dalla enorme fragola che ho ingoiato al ristoro del 30° km e che mi sta dando di che penare, se tutto procede senza grossi disastri insomma, continuando sulla media dei 6’-6’10” a km che sto portando con le unghie e coi denti avanti da un po’ dovrei  comunque chiudere sul filo delle 4 ore. E sarebbe un’impresa storica, inimmaginabile alla vigilia.
Gli ultimi due km trascorreranno in realtà molto più agevolmente di quanto pronosticato: non inciamperò, non stramazzerò, non vomiterò, riuscirò a passare ancora una volta in testa al palloncino delle 4 ore e chiuderò a braccia larghe nel tempo di 3h 58’ 39”, bissando di fatto il tempo della prima metà della gara.
Il resto, se avete buona memoria, l’ho raccontato all’inizio.


Stamattina, al rientro a Nardò, chi sapeva della mia maratona mi ha chiesto com’è andata e mi ha fatto i complimenti. Vorrei ringraziare tutti i miei “tifosi”, diciamo così, e tutti coloro che alla vigilia mi hanno incoraggiato e mi sono stati vicini. Sembrerà strano, ma in quasi quattro ore di pensieri ne vengono tanti per strada e spesso a riaffiorare sono proprio questi ricordi, un incoraggiamento, una pacca sulla spalla, una parola, un in bocca al lupo, un sorriso fiducioso sono tutti mezzi  potentissimi che spingono un maratoneta che non ce la fa più a spingere l’ultimo passo oltre la fatica.
Questa maratona voglio dedicarla a tutti questi amici, alcuni dei quali magari neppure conosco di persona, uno per tutti Giorgio, un amico di Aosta conosciuto su Facebook solo poche settimane fa, che stamattina mi ha recapitato un libro scritto da lui e che sulla dedica personalizzata ha fatto riferimento proprio al mondo della corsa. E questo racconto, un po’ più lungo del solito, non a caso è dedicato a lui ed a chi, giunto fin qui, avrà dimostrato una passione per la lettura e per la scrittura degna di un piccolo-grande maratoneta quale io, nel mio infinitamente piccolo, mi sento.
Chi non sapeva della mia maratona, stamattina guardano la mia aria lievemente stravolta ed lineamenti del viso un po’ provato, vuoi per curiosità, vuoi per morbosità, vuoi per altri motivi, si è limitato a chiedermi il perché fossi dimagrito così tanto.  
Provaci tu, ho risposto, a partorire una medaglia…






venerdì 4 maggio 2012

Collemar-athon


Mancano ormai poche ore alla partenza per la Collemar-athon ( www.collemar-athon.it ) che si correrà domenica prossima da Barchi a Fano, nelle Marche.
Questo qui rappresenta credo il mio ultimo post prima del via, al quale seguirà, mi auguro, la cronaca e le foto di una bella 42 km da vivere senza impegni cronometrici particolari, ma con estrema tranquillità e nello stesso tempo determinazione.
L’augurio è di vivermela al meglio, affrontando con il giusto rispetto le tante salite e discese che mi aspettano. Se non fosse per questo fastidioso raffreddore che mi si è attaccato addosso da tre-quattro giorni sarei proprio al 100%, ma a meno di clamorosi ed inaspettati drastici peggioramenti, se anche dovessi partire così non si tratta di un acciacco di intensità tale da preoccuparmi più di tanto. E’ prevista pioggia per domenica e questo, raffreddore a parte, potrebbe rappresentare un punto a favore, visto e considerato che il mio ultimo PB (su una mezza) l’ho conquistato lungo il percorso piuttosto bagnato della mezza di Gallipoli.
Non cerco alibi, insomma, non è proprio nel mio stile: se domenica mattina alle ore 9 sarò ai nastri di partenza dell’edizione 2012 di Collemar-athon, potette stare certi che ci sarà da correre, sudare e divertirsi!
Potete seguire il mio cronometro anche su www.tds-live.com .
A presto, tifate per me.


domenica 29 aprile 2012

CORRERE GALATINA 2012

In una calda, anzi caldissima domenica di fine aprile mi sono concesso questa gara da 10 km per sciogliere un pò le briglie e vedere se ancora ero in grado di dire qualcosa anche sulla corta distanza, viste le ultime uscite abbastanza lunghe di preparazione alla maratona di domenica prossima a Fano. Ne è venuta fuori una bella giornata di sport, in compagnia di tanti amici, alcuni dei quali mi hanno accompagnato praticamente da casa, altri, tanti, incontrati sul posto. Questi ultimi stanno diventando sempre di più e questo mi conforta, perchè vuol dire che la corsa unisce, rinsalda, crea socialità, amicizie e nuove conoscenze, spinte anche da strumenti come questo blog e social network vari. Bene! Sono proprio contento. Avanti con la cronaca della giornata allora e...alla prossima :))



A Galatina stamattina c’erano proprio tutti per il primo appuntamento della stagione con il Salento Tour, il circuito podistico provinciale Fidal che da diversi anni ormai anima la bella stagione podistica salentina.
Un antipasto d’estate in questa giornata di fine aprile con temperatura di 28 gradi, sole pieno e percorso molto bello ha caratterizzato la terza edizione della Correre Galatina, gara podistica sui canonici 10 km, partecipata da circa 650 atleti al via, rappresentanti di ben 56 società podistiche, la maggior parte delle quali delle vicine province di Lecce, Brindisi e Taranto, con la partecipazione straordinaria di tre società di fuori regione.
La gara maschile è stata vinta da Giuseppe Piccirillo (cat. MM40) che corre per la ASD Tre Casali S. Cesario col tempo di 33’49”; secondo Iran Ponzetta (cat. TM) per la G.P. A13 Alba Taurisano e terzo classificato Tanji Hassan (cat. TM) per la Podistica Tuglie.
La gara femminile se la aggiudica invece Alessandra Resta (ASF) per la Alter Atletica Locorotondo col tempo finale di 39’24”; seconda arrivata è Paola Bernardo (TF) che corre per i colori dell’Amatori Corigliano e terza Maria Gargiulo (MF50), C.U.S. Lecce.
L’Asd Sport Running Portoselvaggio ha partecipato con tre atleti al via: si tratta di MASSIMILIANO MARINACI (MM40) che completa i 10 km in 42’29”, GIUSEPPE SPENGA (MM35) col tempo di 46’39” e MASSIMILIANO CARROZZO, all’arrivo in 51’57”.



Per le ***CLASSIFICHE UFFICIALI***, rilevate col sistema del microchip da Cronogare consultare il sito www.cronogare.it e questo LINK: http://www.cronogare.it/classifiche-gare-podismo/2012/galatina/classifica-finale.pdf

Per le ***FOTO*** della giornata, ulteriori commenti ecc. consultare invece il dettagliatissimo sito dell’associzione VILLA ABACUS (www.villaabacus.it) a questo LINK : http://www.villaabacus.it/index.php?option=com_content&view=article&id=270:parte-da-galatina-il-primo-qsalento-tour-2012q&catid=49:strada&Itemid=48



venerdì 27 aprile 2012

Punto interrogativo

E' da un pò di giorni ormai che non aggiorno il mio blog, anche se i miei più attenti lettori si saranno certamente resi conto che il conta kilometri ha continuato comunque a scorrere. Già, perchè secondo me ci sono dei lettori di questo blog e tra quei disperati c'è pure chi si cura del mio conta kilometri! Ma andiamo avanti... In realtà la sera arrivo sempre particolarmente stanco e sento un forte bisogno di andare a riposare: sarà la primavera, che come ogni anno mi debilita un pochino; sarà anche la fine di una parabola che da qualche settimana così tanto ascendente non è più e che si concluderà tra meno di nove giorni, ormai, con la mia ottava maratona, la COLLEMAR-ATHON. Ormai ci sono davvero, sono pronto. E sento che questa maratona potrebbe rappresentare a modo suo la chiave di volta della mia esperienza podistica: non so perchè, ma da questa corsa mi aspetto delle sensazioni nuove, che non sono nè la novità assoluta della prima esperienza (Parabita-LE), nè la sfida con me stesso del PB da portare a casa a tutti i costi (Roma tre anni consecutivi) e neppure la città d'arte mai visitata da percorrere di corsa (Firenze). Non c'è neppure la goliardia o la scanzonatezza dell'Arrancabirra, per quanto come in quella occasione saremo in dieci amici a partire e comunque il divertimento sarà assicurato. No, credo che qui ci sia qualcosa di diverso in gioco stavolta. C'è la purezza di volerla chiudere e godersela a prescindere dal tempo, con la consapevolezza di stare affrontando una maratona non al 100% delle condizioni fisiche, un percorso molto molto impegnativo dal punto di vista dell'altimetria, ma che proprio per questo può dare lì, sul posto, quegli insperati stimoli giusti per fare invece un gran tempo ed una grande maratona. Non so se riesco a spiegare. C'è un enorme punto interrogativo, anche per quello che ne seguirà. Perchè dopo questa maratona vorrei cambiare aria, fare qualcosa di diverso, cercare e trovare nuovi stimoli: probabilmente (mi sbilancio) fuori dalla strada, fuori dall'asfalto e fuori dalle canoniche misure...ma adesso è troppo presto per pensarci. Adesso devo rimanere concentrato e portare a casa non solo una nuova medaglia, ma soprattutto una grande esperienza. Ne riparleremo quando sarà il momento opportuno.
Alla prossima!


(Oggi a Santa Caterina - 12,810 km)

venerdì 20 aprile 2012

Pane, acqua e fermenti lattici

Certe volte è proprio così che va: anche un podista è bene che si fermi e torni indietro.
Questo post si apre un paio d'ore prima di quello precedente: sono le 4 di domenica notte, quella che precede la mattina dei 38 km e mezzo. Io e mia moglie ci svegliamo a causa del forte pianto di mia figlia che si lamenta per un improvviso mal di pancia. Sarà solo l'inizio, per lei, di due giorni di un virus che l'ha fatta rimettere tanto e stare male; per me, saranno apparentemente soltanto due ore o poco più di insonnia fino al suono della sveglia delle 6:15.
Ecco l'antefatto al lunghissimo di domenica scorsa. Non l'avevo raccontato perchè, nonostante potessi "ricamarci su" una storia fatta di stanchezza e condizioni della vigilia non proprio favorevoli per correre un lungo, alla fine era andato tutto bene ugualmente e quindi mi sembrava un dettaglio irrilevante. ma a volte sono proprio i dettagli che fanno la differenza. Proseguiamo.
Sta di fatto, dicevo, che quel virus appena 24 ore dopo passerà da Francesca a mia moglie e il triangolo delle Bermuda si chiuderà con il sottoscritto, naturalmente: mercoledi scorso, ore 15, smetto di lavorare e me ne vado a correre nelle campagne di Nardò. Non devo fare molto, appena 8 km o poco più, ma c'è qualcosa che già non va nel mio stomaco, un pò in subbuglio. Così al ritorno, subito dopo la doccia, il sospetto diventa realtà: crampi diffusi, freddo e febbricola. Frittata fatta!
Due giorni di quasi digiuno, a "pane, acqua e fermenti lattici", non sono certo l'alimentazione consigliata per recuperare dopo 38 km e mezzo. Questo stop non ci voleva, francamente, a due settimane dalla maratona di Fano. Ma anche di questo non mi va di lamentarmi più di tanto.
In fondo, a pensarci bene, poteva andare peggio: stasera, anche se ancora non mi sentivo al 100%, ho deciso di uscire ugualmente e vista la pessima serata di pioggia e vento ho voluto ripiegare in palestra. Tapis roulant: tre serie da 15 minuti intervallate da una bella cyclette di 15 minuti. Una super sudata e, spinto da un'ora "corsa" in contemporanea alla lezione di aerobica, anche di bella musica! Diciamo che me la sono cavata con 24 ore di stomaco in disordine e ossa rotte, ma adesso punto tutto su una tranquilla volata finale.
Anche questa è fatta, anche questa è stata raccontata.
Alla prossima.